Il mercato scende: è davvero il momento di preoccuparsi?
Marco Alaimo
3/26/20262 min read


Aprire il conto online e vedere il segno meno non è mai una bella sensazione. È umana, quella stretta allo stomaco, e non c'è nulla di sbagliato nell'averla. Il problema nasce quando questa sensazione spinge a prendere decisioni affrettate, perché quando si parla di investimenti, le reazioni emotive sono quasi sempre il peggior consigliere possibile.
Guardiamo i fatti. Dal 1950 ad oggi, l'indice americano S&P 500 ha registrato ogni singolo anno un calo significativo durante l'anno, con una media del -13,6%. Non c'è stato un anno in cui il mercato non abbia avuto momenti difficili. Eppure, in quello stesso arco di tempo, il rendimento annuale medio è stato dell'11,7%. Questi due numeri, letti insieme, raccontano una storia molto chiara: le fasi di ribasso non sono l'eccezione, sono parte integrante del gioco.
Cosa sta succedendo nel 2026? Al 20 marzo, l'indice segna già un calo del -6,7%. Messo in prospettiva storica, siamo ancora ben al di sotto della media delle correzioni tipiche. Ci sono stati anni con ribassi dell'ordine del -30% o più, come il 2008 (-48,8%), il 2002 (-33,8%) o persino il 2020 (-33,9%), che si sono poi chiusi con un recupero significativo o sono stati seguiti da anni molto positivi.
Il vero problema non è il mercato che scende. Il vero problema è la reazione a quel ribasso.
Quando i prezzi calano, tutto l'istinto spinge verso l'uscita. Si smette di investire, si liquida qualcosa, si aspetta tempi migliori. È comprensibile. Ma i dati dicono che questa strategia, applicata sistematicamente, porta a perdere proprio le giornate di rimbalzo più forti, che tendono a concentrarsi nei momenti di maggiore incertezza. Chi usciva dal mercato durante le fasi peggiori del 2020, ad esempio, si è trovato fuori proprio mentre i mercati recuperavano in modo straordinario.
Questo non significa che bisogna ignorare ciò che sta accadendo o che tutti i momenti di ribasso si concludono allo stesso modo. Ci sono stati anni, come il 2000-2002 o il 2008, in cui i mercati hanno perso per più esercizi consecutivi. Ma anche in quei casi, chi è rimasto investito con un orizzonte temporale adeguato ha recuperato e superato quelle perdite nel medio termine.
La domanda giusta da porsi, quindi, non è "devo uscire adesso?", ma piuttosto: "il mio orizzonte temporale e il mio profilo di rischio sono ancora quelli giusti per la mia situazione?". Se la risposta è sì, il calo attuale è esattamente ciò che la storia ci insegna ad aspettarci, e non una ragione sufficiente per cambiare strategia.
Se invece hai dubbi, se la tua situazione personale è cambiata, o se semplicemente vuoi fare un punto della situazione, questo è il momento giusto per parlarne con un professionista. Non per prendere decisioni affrettate, ma per prendere quelle giuste.
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